lunedì 19 febbraio 2018

Morgan - 1977 - Brown Out (aka The Sleeper Wakes) - Recorded in 1973


TRACKLIST:

01. Fire In The Head (5:01)
02. The Sleeper Wakes (6:07)
03. The Right (9:38)
04. What Is - Is What (19:56)


FORMAZIONE

Morgan Fisher - keyboards
Tim Staffell - vocals
Bob Sapsed - Fretless bass
Maurice Bacon - drums, percussion


Nell'ottica del "completismo", questo post segue a ruota quello recentissimo curato dal Capitano e  dedicato al disco di esordio dei Morgan. Ovviamente non sto a riproporre la biografia del gruppo, anche perché è già stata proposta in maniera ineccepibile. Mi limiterò quindi a fornire alcune  informazioni su questo secondo e ultimo lavoro del gruppo prog rock inglese. Innanzitutto va ricordato che le registrazioni dell'album avvennero, come per "Nova Solis", in Italia, negli studi RCA di Roma, tra gennaio e febbraio del 1973.  Il missaggio ebbe luogo nei Marquee Studios di Londra nell'aprile dello stesso anno. L'album venne però pubblicato qualche anno dopo in due diverse edizioni con titolo e copertine differenti: negli Stati Uniti ad opera dell'etichetta Passport Records nel 1977, col titolo "Brown Out"; in Gran Bretagna nel 1978, etichetta Cherry Red, col titolo "The Sleeper Wakes". Quest'ultimo è poi stato ristampato in CD dalla Angel Air Records nel 1999 con una copertina ancora diversa. "Brown Out", infine, è stato ristampato nel 2011 per il solo mercato giapponese dall'etichetta discografica Belle Antique. Qui sotto troverete la cover gallery.

Front cover edizione UK 1978
Front cover ristampa 1999
Back cover ristampa 1999
Inside cover ristampa 1999
L'album contiene quattro tracce, di cui una della durata di quasi 20 minuti posta in chiusura, che ricalcano le elaborazioni sonore che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare nel disco d'esordio, con grandi virtuosismi, in particolare ad opera del tastierista Morgan Fisher e del suo sintetizzatore. 

E' tutto. Vi auguro Buon ascolto.



Post by George

domenica 18 febbraio 2018

Marino De Rosas - 1999 - Meridies (plus bonus CD)


TRACKLIST:


Il nome Marino De Rosas ai più non dirà nulla, o quasi. Invece porta con sé una lunga storia musicale, che affonda le radici nel primo beat anni '60, quindi nel pop anni '70, per approdare a due prove soliste di indubbio valore, basate sul suono della chitarra acustica. Una costante delle composizioni di Marino De Rosas è l'amore per la sua nativa Sardegna (è originario della Gallura), tradotto nell'uso di strumenti tradizionali e nella miscela delle tipiche  sonorità vocali del folklore sardo con i suoni elettrici e acustici.


Il suo percorso musicale inizia allorché, quattordicenne, ottiene in regalo una chitarra e, grazie alla passione per la musica trasmessa dal padre, impara i primi rudimenti. Con un gruppo di amici conterranei forma nel 1962 i Devils, una delle tante "cover band" sorte allora, che propongono brani di Beatles, Shadows, Ventures e altri gruppi beat loro contemporanei. Trasferitosi "in continente" (per la precisione a Milano) nel 1965, insieme al gruppo, De Rosas firma un contratto con la Southern Music e cambia nome ai Devils. Nascono così I Pelati, una tra le beat band italiane più originali dell'intero decennio anni '60, grazie anche al look controcorrente: ai lunghi capelli portati da Beatles, Stones e dai loro epigoni, contrappongono una bel cranio lucido, rapato a zero, antesignani di mode più recenti.


I Pelati si caratterizzano per una breve stagione musicale, anche se intensa, e per una altrettanto breve discografia. Riescono ad incidere solo due 45 giri, entrambi nel 1966. Nel 1967 viene pubblicato un EP per il mercato spagnolo che raccoglie le quattro tracce. Tra queste spiccano Come i ragazzi di via Paal, il brano più conosciuto, e l'originalissima Brunedda, un rock 'n roll cantato in gallurese e ispirato dalla musica tradizionale sarda. Il coro iniziale lo testimonia. Dopo alcune apparizioni televisive, insieme ai Nomadi partono per un tour italiano al fianco del cantante  italo-francese Salvatore Adamo. Piccolo aneddoto: nel corso dell’elezione di Lady Europa, a Cortina, i Pelati  ricevono l’Oscar come miglior complesso d'Europa e, a Salsomaggiore, l'Oscar dell'anticonformismo. Più che meritato.


Giunto nel 1967, l'anno di sublimazione della psichedelia internazionale (Sgt. Pepper's docet), Marino De Rosas propone una trasformazione della band ad iniziare dal look. I cinque Pelati si fanno ricrescere i capelli, cambiano il nome in Colours e firmano un contratto con la RI-FI Records. I Colours, anche in questo caso, non riescono ad incidere altro che due 45 giri. il primo nel 1967, il secondo nel 1968. Quest'ultimo contiene sul lato A una bella versione di Hush, di Joe South, proposta in versione Deep Purple Mark I.  Qui sotto due scatti fotografici dei Colours (che prima dello scioglimento abbrevieranno il nome in Colors).



 All'alba del 1969, conclusa l'avventura milanese, Marino De Rosas esce dal gruppo e si ristabilisce definitivamente in Gallura dove inizia un nuovo capitolo artistico. Come riportato sul suo sito ufficiale, che vi invito a visitare cliccando qui http://www.marinoderosas.com/index.html, messa da parte la Stratocaster si dedica alla chitarra acustica. Traendo ispirazione dalla musica popolare sarda, dopo aver messo a punto una particolare accordatura aperta, si dedica alla composizione di brani originali che saranno incisi nel 1990 su una musicassetta intitolata "Kiterras". E' un album di difficile reperibilità, quindi lancio il solito appello: se lo possedete fatecelo sapere, in modo tale da condividerlo sul nostro blog. Questa la copertina della MC


Dal 1991, dopo una serie di concerti in Sardegna e un’apparizione sulla TV nazionale, Marino De Rosas non si mostrerà più in pubblico, isolandosi nei suoi studi per riapparire solo nel 1997, dopo sei anni di silenzio, in un’edizione del Festival ICHNOS, nello scenario del Santuario di Santu Antine. Nel maggio 1998, partecipa alla tre giorni del Festival Internazionale di Danza di Praga, come solista e come accompagnatore di Ballo Sardo. Nello stesso anno svolgerà una densa attività concertistica da solista e in diverse formazioni. Nel frattempo, a partire dalla fine del 1996, Marino inizia a lavorare ad un nuovo progetto discografico intitolato "Meridies",  prodotto in seguito, da Andrea Parodi  per la Amiata Records e pubblicato nel giugno 1999 (il CD è stato ristampato nel 2006).

Dal 2000 in poi è attivo in numerosi concerti sia in Italia che all'estero, da solista e, per un breve periodo, nel duo Boke & Kiterras col cantante Andrea Parodi. Nel 2007 viene pubblicato un nuovo album, l'ultimo in ordine di tempo, dal titolo "Femina 'e mare", prodotto dall'etichetta indipendente Tronos. Siamo all'epilogo. Riassumendo la sua attività come solista, dal 1990 ad oggi, Marino De Rosas ha tenuto quasi mille concerti, esibendosi in teatri, auditorium, piazze, chiese, feste private, musei e siti archeologici, in Sardegna, in Italia e all'estero. Qui sotto tre immagini di Marino De Rosas "yesterday & today" (tratte dal suo sito ufficiale)




Ultima annotazione: il disco è postato su un'unica traccia.

Bonus CD - I Pelati e i Colours - 1966/1968


I Pelati - Singoli - 1966

01. Pepe e Miele (I Don't Love You No More) (lato A, 1966)
02. Brunedda (lato B, 1966)
03. Come i ragazzi di via Paal (lato A, 1966)
04. Oh, Giorgio (lato B, 1966)


Premessa: avevo già postato nel 2013 i singoli de I Pelati, ma il link è da tempo inattivo. Una buona occasione per riascoltarli. Riecco quindi i due 45 giri registrati dal gruppo nel 1966. Il primo contiene una cover degli Hot Rods tradotta in italiano in Pepe e Miele. Il lato B presenta invece la divertente Brunedda, già cavallo di battaglia dei Devils. Il secondo singolo, pubblicato qualche mese dopo, include sul lato A Come i ragazzi di via Paal, brano che verrà riscoperto e apprezzato anni dopo, quando si inizieranno a cercare le gemme dimenticate del beat italiano, Sul lato B appare l'anonima Oh, Giorgio. Nel 1967 l'etichetta Belter pubblica, solo per il mercato spagnolo, un EP contenente i quattro brani. Qui sotto la copertina.


La formazione dei Pelati era la seguente: Marino De Rosas e Franco Terzitta alle chitarre, Tony De Rosas all'organo, Giorgio Asara al basso e Paolo Careddu alla batteria.



I Colours - Singoli - 1967/1968

05. Con un sorriso (lato A, 1967
Detroit City (lato B, 1967 - missed)
06. Hush (lato A, 1968)
07. Anniversario dell'amore (lato B, 1968)


Il primo singolo dei Colours è raro, ma reperibile sul mercato on line. In questo post manca dunque il lato B, Detroit City, cover di un brano di Tom Jones. Il gruppo, a cavallo tra il 1967 e il 1968, tiene una serie di concerti un po' in tutta Italia. Proprio nel 1968 incidono una cover di Hush, in perfetto Deep Purple style, brano che verrà inserito negli anni successivi in numerose compilation. 
Intanto avvengono alcuni cambiamenti nella formazione: Terzitta cede il posto a Franco Scorza, mentre Asara viene sostituito da Marco Menna. Alcuni dissapori con la casa discografica li porta a rompere anche con la Ri-Fi e a modificare il nome in Colors. Con questa denominazione realizzano un altro 45 giri, su etichetta Eleven Music, contenente un brano di Miriam Makeba, Malaika. Assolutamente introvabile.

E così si conclude questo lungo post dedicato a Marino De Rosas. Resta fuori il suo secondo disco solista che potrà essere oggetto di un prossimo post. Sempre che possa interessarvi.
Buon ascolto


Link Meridies
Link Bonus CD

Post by George

martedì 13 febbraio 2018

Maria Monti - 1976 - Muraglie (vynil)


TRACKLIST

1 Non ho mai visto il mare 
2 La Mazurchica      
            3 Inserto P.M.          
            4 Polli sterilizzati     
            5 Sommario + Inserto Muraglie (Canzone del carcerato)        
            6 Nella tua casa       
            7 Il girotondo dell'aborto   
8 Sono Donna + Inserto Muraglie
9 Dulcinea    
10 Latrin lovere      
11 La Bella Addormentata+ Muraglie     
12 Ti ricordi Nina

FORMAZIONE

Maria Monti - Voce
Tony Ackerman - Chitarre, armonica a bocca, acqua, bicchieri
Luca Balbo - Chitarre, viola, mandolino, piano stonato, bicchieri
John Heineman -Trombone
Roberto Laneri - Sax soprano e clarinetto basso
Mimi Gates e Luisella Mantovani - Voci

Arrangiamenti di Tony Ackermann e Luca Balbo


C’è un clichè, che forse sarebbe ora di cominciare a smontare, quello della canzone politico/sociale caratterizzata esclusivamente da facili slogan veicolati da una musica di immediata presa (La- MI+ Re-, se non il DO/SOL tipico degli stornelli). Pezzi, insomma, costruiti per essere cantati in coro nelle manifestazioni di piazza degli anni Sessanta e Settanta. Se in qualche caso ciò è vero, bisognerebbe però rivalutare alcune esperienze che invece hanno tentato coraggiosamente strade diverse, spesso ostiche, in certi casi al limite dell’avanguardia, in una concezione progressista dell’arte sociale. Basti fare il nome di Giovanna Marini, o ascoltare con orecchie attente alcuni dischi di Paolo Petrangeli (quelli da “Lo sconfronto”, 1976, in poi), oppure la produzione anni 70 della milanese Maria Monti.

Il nome di Maria Monti, se si può dire poco noto al grande pubblico, non è certo sconosciuto a chi segue da vicino le vicende della canzone italiana. Classe 1935, personaggio eclettico che si spese tra teatro, cabaret, canzone e cinema, Maria Monti è un tassello fondamentale nella definizione in Italia di un’idea di canzone d’autore. E’ infatti da fine anni 50 che comincia la sua storia musicale, quando, frequentando l’ambiente del Santa Tecla, si lega in un sodalizio che sarà artistico e, per qualche tempo sentimentale, con Giorgio Gaber (da cui ne uscirà a pezzi). Ma cruciale fu anche la collaborazione con il regista Filippo Crivelli: è lui a proporre a Maria Monti, che aveva già cominciato a scrivere diverse canzoni dotate di singolare piglio e originalità, di portarle in teatro. Ne nasce lo spettacolo “Le mie canzoni e quelle degli altri”, che fa da apripista ad altre esperienze analoghe (la più famosa delle quali è quel “Milanin Milanon” che vedrà il ritorno alle scene di Milly e l’esordio di Enzo Jannacci), ma anche, due anni dopo “Il Giorgio e la Maria”, diviso a metà, appunto, con Giorgio Gaber. I due portano a Sanremo “Benzina e cerini” e scrivono insieme diverse canzoni, tra cui quella che resta ancora oggi un vero hit del Gaber pre-Luporini, vale a dire “Non arrossire” (per motivi discografici co-firmata anche da Mogol, che pure non ne scrisse nemmeno una parola). E’ Maria Monti, tra l’altro, ad ascoltare casualmente da un portiere di un condominio la canzone popolare milanese “La Balilla”, e ad avere l’idea di rielaborarla ed inciderla, sempre con Gaber, facendone un classico.


 Nello stesso 1961 la RCA, le pubblica “Recital”, uno dei primissimi dischi di canzone d’autore al femminile (magari ne riparleremo prossimamente sulla Stratosfera, se volete), e da lì parte la sua carriera discografica che si svilupperà però fuori dalla RCA, a cui, prima della polemica rottura, “regala”, a sentire la stessa Maria Monti, l’invenzione del termine “cantautore” coniato durante una riunione con, tra gli altri, Vincenzo Micocci (il quale a sua volta si attribuisce la paternità dell’amata/odiata, ma fortunata, parola). Dopo una seconda metà dei Sessanta dedicata esclusivamente al teatro e al cinema, nei ’70 (ed ecco che ci avviciniamo all’oggetto del nostro post), riprende con regolarità la sua attività discografia con diversi album in cui le tematiche politiche-femministe sono sempre più in rilievo, ma via via sempre più inserite in un contesto sonoro spiazzante, sperimentale, in cui suggestioni folk (centrale in tal senso la figura del suo stretto collaboratore, Luca Balbo) si innestano su tappeti ora minimalisti, ora su strutture tipiche della musica colta contemporanea, il tutto solcato da una vocalità aperta, libera, fuori dagli schemi. I nostri lettori conoscono già, per essere stati oggetto di precedenti post lo straordinario “Il Bestiario”, 1974, inciso con Alvin Curran e Steve Lacy, o la sua partecipazione nel ’77 al gruppo Prima Materia con cui pubblica un osticissimo album, “The tail of the tiger”, interamente imperniato su tecniche armoniche orientali (QUI).


Questo “Muraglie”, dello stesso ’77, che ora andiamo a presentarvi, mai ristampato in vinile e finora, per quanto ne sappiamo, non reperibile in rete, è l’unico inciso per la storica etichetta IT di Vincenzo Micocci (guarda un po’ chi si rivede...), che in quegli anni era tesa a valorizzare le autrici, in un collegamento ideale tra le pioniere e le “cantautore” che cercò di lanciare, con alterni successi, all’epoca (Roberta D’Angelo, Nicoletta Bauce, Grazia Di Michele, Carmelita Gadaleta).


L’album prende spunto dal precedente “Il Bestiario”, cercando tuttavia di smussarne le istanze più radicali in una versione più fruibile, seppure sopravvivano in alcuni pezzi effetti rumoristici e accenni alla musica contemporanea. Degna di rilievo è la presenza di Roberto Laneri (musicista, ricercatore e studioso, già compagno di avventure nei già citati Prima Materia), nei credits curiosamente storpiato in Lanevi. Si tratta di un concept album sulla condizione femminile, in cui molti brani fluiscono l’uno nell’altro, con interventi recitati e con un inserto originale, appunto “Muraglie”, vecchio pezzo del ‘35, che torna ironicamente spesso a fare da collante.


Molti i brani interessanti, dalla giocosa “La Mazurchica” (dal repertorio di Violetta Parra), a “Polli sterilizzati” (cover di Gualtiero Bertelli) , dalla polemica “Girotondo dell’aborto”, alla parodistica “Latrin lover”,  dalla sambata “Nella tua casa” fino alla rilettura finale di “Ti ricordi Nina” (forse ispirazione per “La Fata” di Bennato?) di Gianni Nebbiosi, anch’egli compagno nei Prima Materia, in una versione più straniata. Unica nota stonata: una copertina di rara bruttezza. Maria Monti, alla veneranda età di 82 anni, porta ancora avanti una vivace attività artistica: proprio nel 2017 ha riportato in scena un nuovo spettacolo, annunciando, a distanza di quarant’anni dal precedente, un nuovo album di inediti.

NEW LINK


Post by Andrea Altrocanto

domenica 11 febbraio 2018

Serie "New Italian Prog" n. 8 - Calliope - 2002 - Generazioni (live & studio)


TRACKLIST:

01. La prova (live)
02. Pensieri affascinanti (live)
03. Margherita a Rodi (live)
04. Luci ed ombre (inedito - live)
05. Non ci credo più (studio)
06. Lunario (studio)
07. La terra dei grandi occhi (studio)


FORMAZIONE (nei brani live)

Massimo Berruti - voce solista
Rinaldo Doro - tastiere
Mario Guadagnin - chitarra
Enzo Martin - basso
Gianni Catalano - batteria

FORMAZIONE (nei brani in studio)

Alessandro Amato - voce solista
Enrico Perrucci - tastiere
Francesco Lannocca - chitarra
Andrea Crovagna - basso
Flaviano Sciarpa - batteria


Ho scelto per questo post l'ultimo album, in ordine di tempo, pubblicato dai torinesi Calliope, a mio avviso tra i migliori esponenti del neo prog italiano degli anni '90, Il titolo è "Generazioni" ed è suddiviso in due parti: la prima comprende quattro tracce registrate dal vivo il 20 dicembre 1993 al Teatro Garibaldi di Settimo Torinese, mentre la seconda include tre brani registrati nel 2000 negli Electromantic Synergy Studios, a Colombaro di San Sebastiano. La casa discografica Elecrtromantic e i relativi studi di registrazione sono di proprietà di Beppe Crivella, un nome, una garanzia, da noi ben conosciuto e apprezzato quale tastierista degli Arti e Mestieri, dei quali i Calliope sono conterranei. La parte live rivela in pieno il suono dei Calliope degli esordi, con ampio uso dell'organo Hammond da parte di Rinaldo Doro, fondatore del gruppo. Una parte della critica li paragonò allora a band quali i Latte e Miele e a Le Orme. Non è cosa da poco.

"Generazioni" è una sorta di raccolta antologica che chiude il cerchio della produzione discografica dei Calliope iniziata nel 1992 con l'uscita dell'ottimo album "La terra dei grandi occhi" e proseguita nel 1993 con "Città di frontiera" e, infine, con "Il madrigale del vento" del 1995. La cosa curiosa è il cambio totale di formazione, frutto di una serie di scioglimenti e ricomposizioni avvenuta tra il 1996 e il 2000. Sta di fatto che nella sezione in studio non appare nessuno dei componenti originari. Due gruppi totalmente diversi che portano lo stesso nome. Personalmente la formazione in studio non mi dispiace per nulla: ottimi professionisti e strumentisti che sciorinano tre brani di particolare bellezza intensità Poteva essere il preludio per una nuova stagione musicale. ma così non è stato. Lascio a voi il giudizio e, come sempre, buon ascolto.


Link

Post by George 

lunedì 5 febbraio 2018

Morgan - 1972 - Nova Solis

 

TRACKLIST :

1 - Samarkhand The Golden - 8:03
2 - Alone - 5:17
3 - War Games - 7:03
4 - Nova Solis - 20:22
a) Theme
b) Floating
c) Take-Off
d) Asteroids
e) Earth
f) Hyperspace: The Return Home
g) Nova
h) May I Remember
i) Theme


Torno dopo tempo immemore a pubblicare un contributo personale, causa problemi di vario tipo che mi hanno tenuto con la testa lontano dal blog. Colgo l'occasione per irngraziare Frank-one e, in special modo, George, grazie alla cui prolificità il blog è rimasto attivo durante questi mesi. Caro George, amico e co/amministratore della stratosfera, grazie per il tuo lavoro insostituibile e grazie per essere instancabile nei confronti del blog. Lo dico col cuore. Captain Robi.

Perchè includere nell'enciclopedia stratosferica questo delizioso disco? Il legame, seppur non percepibile all'ascolto, c'è ed è molto semplice: l'album fu interamente registrato in italia,e più precisamente negli studi di Roma della RCA italiana, ai tempi all'avanguardia a livello europeo. Siamo nei solchi del più classico prog rock inglese, con reminescenze degli Yes (soprattutto nelle armonie vocali) e dei Genesis. Un album da ascoltare più volte, per essere apprezzato e compreso fino in fondo, come il nostro genere preferito impone. Se non l'avete mai ascoltato, siete cladamente invitati a goderne appieno...

 

Un interessantissimo articolo dedicato ad album e band può essere rintracciato sul sito "musicaddicted", che ringrazio e a cui vi rimando per leggere l'articolo nella sua interezza:

"I Morgan sono un band di culto degli anni ’70 (...) La band mette insieme progressive rock alla Yes, meno condiscente della proposta contemporanea dei Genesis (per intendersi), elementi classici, folk inglese e sperimentazione tastieristica. Soprattutto l’utilizzo del sintetizzatore VCS3 rende il loro sound spaziale e molto vicino a certe derive pinkfloydiane. Il loro primo disco del 1972, “Nova Solis”, è un concept fantascientifico, costruito su quattro tracce. Suggestioni barocche unite a tematiche apocalittiche e avventurose. L’intro “Samarkhand the Golden” è un pop-rock spaziale e sinfonico in falsetto. “Alone” si presenta invece come un’ottima ballata, tipicamente inglese, dominata dalla delicata voce di Staffel. La title track è una lunga suite in cui si incastrano diverse suggestioni e bozze, tra le quali i fan dei Queen riconosceranno “Earth” degli Smile. Un impressionante ricamo di armonie, tastiere psichedeliche e poi aggressive, melodie incantate e dolci progressioni di basso fretless. L’album fu registrato in Italia, negli studi romani della RCA, allora tra le sale più equipaggiate (un sedici piste) europee. Nel 2001 l’italiana Black Widow ha ristampato in Lp questo documento dimenticato unico della stagione progressive. Potete dunque procurarvi senza troppi problemi la ristampa… I Morgan registrarono un altro album dopo “Nova Solis” e poi si sciolsero definitivamente nel 1975."


MORGAN :

Morgan Fisher - tastiere, sintetizzatori, cimbalini a dita
Tim Staffell - voce, chitarra acustica, , tamburello basco, timpani
Bob Sapsed - basso fretless
Maurice Bacon - batteria, percussioni, gong



Post by Captain


sabato 3 febbraio 2018

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 39 - Noel Redding & Carol Appleby with The Solid Blues live "Big Mama", Roma, 27.11.1986 (radio show)

FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST:

Set 1 - Noel Redding & Carol Appleby (acoustic)
01. Summertime Blues
02. Take It Over
03. You've Got To Hide Your Love Away
04. unknown
05. It's So Easy
06. unknown
07. Not Fade Away
08. unknown
09. Love The One You're With

Set 2 - The Solid Blues (electric)
10. unknown
11. Little Wing
12. King Of The Night

Set 3 - The Solid Blues with Noel Redding on acoustic guitar
13. unknown


THE SOLID BLUES LINE UP

Maurizio Bonini - electric guitar, vocals
Gigi Todesco - organ
Antonio Santirocco - bass


Il nome Noel Redding ci fa balzare indietro negli anni '60, quando era il bassista della Jimi Hendrix Experience, insieme a Mitch Mitchell e al grande Jimi, per l'appunto. Nel 1969, a seguito di divergenze con Hendrix, formò un suo gruppo, i Fat Mattress, con i quali incise due album di grande spessore. Conclusa nel 1970 questa breve esperienza formò altri gruppi tra i quali i Road e la Noel Redding Band (che durò fino al 1980), oltre a suonare nella Mick Taylor Band per un breve periodo.

Seguì un progetto acustico con Carol Appleby (che non ho ben capito se fosse solo compagna nell'avventura musicale o anche compagna nella vita) che continuò fino al 1990, toccando anche l'Italia. L'attività musicale successiva si limitò alla partecipazione a festival e ricorrenze dedicati a Hendrix e agli  Experience. Noel Redding, a seguito di cirrosi epatica, è morto a 57 anni, l'11 maggio 2003 nella sua casa di Cork, in Irlanda.


Questo raro concerto venne trasmesso da Rai Radio 1 (l'ho recuperato su una musicassetta che ho masterizzato) ed è relativo, credo, all'unica data italiana di Noel Redding e Carol Appleby in occasione del tour acustico. Ma non ne sono così sicuro. La diretta avvenne dal "Big Mama" di Roma il 27 novembre 1986. Il concerto è suddiviso in tre set: il primo con Noel e Carol che sciorinano una serie di cover tratte dal repertorio di Who, Beatles, Stephen Stills e altri.  Il secondo set include invece tre brani ad opera di una blues band italiana, i Solid Blues, a me assolutamente sconosciuti, che - per l'occasione, forse in dovere di omaggiare gli Experience - si cimentano in una versione di Little Wing. Assolutamente da non perdere la micidiale stonatura del cantante che caratterizza tutto King of the Night. Anche questo è il bello dei live, quando non vengono manipolati in studio. L'ultimo set include un solo brano, con protagonisti i Solid Blues accompagnati da Noel Redding alla chitarra acustica.

Il concerto è registrato su una sola traccia. La qualità del suono è discreta. Una autentica rarità che vede la luce per la prima volta sulle pagine della Stratosfera. Buon ascolto.



Post by George


giovedì 1 febbraio 2018

Serie "Cantautori ai margini" n.16 - Laura Luca - 1979 - Se mai ti stancassi di me (vinyl)


TRACKLIST:

01. Inutilmente tu
02. Mani su di me (Morning Morgantown)
03. Dentro me, dentro te
04. La tenerezza
05. A che serve cantare
06. Se mai ti stancassi (Here, There and Everywhere)
07. Ragazzo fragile
08. Mezza mela
09. Non Elisa
10. Io con te per vivere
11. Vento nel vento
12. Domani domani

La copertina del primo 45 giri del 1978: Domani domani / Solo un'emozione
Bonus tracks
13. Solo un'emozione (lato B, 45 giri, 1978 - inedito su LP)
14. Domani domani (Festival di Sanremo 1978)


Un po' di tempo fa mi sono ritrovato tra le mani questo disco del 1979. Interprete: Laura Luca. Nebbia assoluta, nessun ricordo della signora Luca. Sfogliando virtualmente le pagine del web, ho trovato un po' di informazioni, non molte a dire il vero. Anche Discogs riporta la sua scarnissima produzione discografica. Per queste ragioni di sono permesso di collocarla nella ben nota serie "Cantautori (nello specifico "cantautrice") ai margini".  Ammetto di essere rimasto colpito dalla bellissima voce di Laura Luca e se anche il disco è composto da semplici canzoni, queste sono ben suonate (accompagnatori assolutamente sconosciuti) e ben arrangiate. Possiamo serenamente collocare questo lavoro in una posizione più elevata rispetto ad una certa produzione melensa e canzonettistica tipica del periodo.

Tra i solchi emerge qualche gradevole sorpresa, come una versione in italiano di un brano di Joni Mitchell (Morning Morgantown, qui tradotta in Mani su di me) e una cover, più che dignitosa, della celebre Here, There and Everywhere (Se mai ti stancassi di me) della premiata ditta Lennon-McCartney. Ultima sorpresa: quasi in chiusura del disco sbuca una bella versione, molto intimista, di Vento nel vento di Lucio Battisti. Vale ancora la pena ricordare Domani domani (qui anche in versione sanremese), che Laura Luca portò nel 1978 al Festival di Sanremo. Probabilmente il suo brano più conosciuto. La seconda bonus track, Solo un'emozione, è invece il lato B del 45 giri Domani domani, pubblicato nel 1978 e rimasto inedito su LP. L'album, pubblicato dalla Ricordi, non è mai stato ristampato. 


Due parole su Laura Luca, biecamente scopiazzate da Wikipedia. Classe 1958 (è lei all'età di un anno la bimbetta fotografata in copertina), diplomata in pianoforte al Conservatorio di Milano, a 19 anni esordisce al Festival di Sanremo con la ballata Domani domani, scritta da Gian Pieretti. Il discreto successo di pubblico ottenuto dal brano la porta al Festivalbar e ad altre altre ospitate televisive. 
Purtroppo (per lei) dopo il discreto album di esordio verrà orientata verso un pop più commerciale e consumistico. La sua parabola musicale si esaurirà nel giro di un decennio con alle spalle altri due album, "Tunnel" nel 1982 e "Sex or love" nel 1988. E qui è abbastanza chiara la nuova piega musicale. Fortuna per lei, nel corso di un tour in Giappone, conoscerà il suo futuro marito. Oggi vive ad Assisi e si occupa della sua numerosa famiglia. 

Teniamoci dunque stretta questa opera prima. Buon ascolto.


New Link (album completo)

Post by George

domenica 28 gennaio 2018

Oltre i Rokes - Shel Shapiro solo works: Affittasi (1972, vinyl) & Acoustic Circus (2007, CD)


Il nome Shel Shapiro evoca inevitabilmente i Rokes, gruppo italo-inglese che negli anni '60 ci regalò pagine indelebili, al di là del vasto successo di pubblico (i dischi del gruppo vendettero oltre 5 milione di copie). Nel 1970, terminata la grande ubriacatura The Rokes, Shel Shapiro si ritrova ad affrontare nuove strade sia come autore-compositore che come interprete.  Nel 1970 incide il suo primo disco solo, "Mi chiamo David Shel Shapiro", album intimista sia nei testi che nelle musiche, che segna una virata decisa rispetto ai suoni del passato. Nel 1972 è la volta di "Affittasi", l'album qui presentato. La sua discografia solista è molto scarna e bisognerà attendere il 1987 per poter ascoltare un suo nuovo lavoro. Il disco si intitola "Per amore della musica". Quindi un altro lungo silenzio discografico sino agli anni 2000 dove Shel ritornerà sulle scene con eventi teatrali e discografici di alto livello e di buon gusto, ben distanti da semplici "operazioni nostalgia" di natura commerciale e speculativa.  


Shel Shapiro nel corso degli anni '70 si distingue soprattutto per la sua vena compositiva posta al servizio di altri cantanti, tra cui Mia Martini, Ornella Vanoni, i Dik Dik e Mina. Si afferma anche come attore e produttore. A lui va attribuito altresì il merito di avere fondato nel 1977, insieme ad Alessandro Colombini e  Silvio Crippa, l'etichetta discografica "Spaghetti Records", che lanciò una serie di artisti come Marco Ferradini e i Decibel.

La carriera cinematografica prende slancio nel 2000 (Brancaleone alle Crociate, Nebbia in Valpadana, Il giorno più bello) affiancata a quella di attore di teatro. Degno di menzione è lo spettacolo teatrale  del 2008 "Sarà una bella società"  scritto da Edmondo Berselli, dal quale verranno tratti un CD e un DVD.  Nel 2012 Shel riceve la "Targa Musica da Bere" ad onorare la sua lunga e brillante carriera. Tra gli episodi più recenti ricordiamo nel 2014, la sua partecipazione nel musical "Jesus Christ Superstar" nel ruolo di Caifa. Per approfondire la sua biografia e la discografia, vi consiglio di visitare il suo sito ufficiale.

From George archives 
Shel Shapiro - 1972 - Affittasi (vinyl)


TRACKLIST:

01. I'd Do It All Again  4:36  
02. Aiutami  3:43  
03. Un po' di più  3:45  
04. No Bad Song  4:31  
05. Affittasi  2:55  
06. Wasn't It Good Enough  4:09  
07. The Same Old Chair  9:10  
08. E un altro giorno passa senza te  2:15  
09. Sawdust Circus  4:39  
10. Wasn't It Good Enough (reprise) 3:01  


Pubblicato dalla Polydor nel 1972, "Affittasi" e il secondo disco solista di Shel Shapiro, dopo il debut album di due anni prima. Il vinile, mai ristampato in CD nel corso degli anni, è contenuto in una originalissima copertina, dalla quale è peraltro impossibile identificare l'autore (solo il retro ci svela che si tratta di Shel Shapiro). Raccoglie 10 brani, dai testi ben curati, ammantati da un velo di tristezza, con suoni delicati dove molto spesso la voce di Shel è semplicemente accompagnata da un pianoforte. Fa eccezione Aiutami, tra gli episodi più belli dell'intero disco, sostenuto da una buona base ritmica e dai cori.

Il disco, oggi decisamente raro, venne pubblicato nello stesso anno in versione "low cost" col titolo "Un po' di più" con gli stessi brani disposti nella stessa sequenza. Ne circolò anche una versione destinata al mercato tedesco intitolata "Sawdust Circus", con tutti i brani cantati in lingua inglese. Per completezza di informazione ho postato tutte le copertine.






From Osel Archives

Shel Shapiro - 2007 - Acoustic Circus


TRACKLIST:

01. Eldorado    
02. Un biglietto per domani    
03. C'è una strana espressione nei tuoi occhi    
04. Lascia l'ultimo ballo per me    
05. Quante volte    
06. L'uomo che sa (versione in italiano di Master Of War di Bob Dylan)   
07. Eleanor Rigby (The Beatles cover) 
08. Bisogna saper perdere    
09. Wild Word (Cat Stevens cover) 
   10. Losing My Religion (R.E.M. cover)
   11. Che colpa abbiamo noi    
12. River Sand Creek    
13. E' la pioggia che va    
14. Per amore della musica    
15. Che colpa abbiamo noi (Shel e il pubblico)


FORMAZIONE

Shel Shapiro - voce, chitarra acustica
Daniele Ivaldi - chitarra acustica
Mario Belluscio - basso
Ramon Rossi - batteria
Luigi Mitola - chitarra
Alessandro Giulini - piano

Ospiti 

Fabio Treves - armonica in 6 - 12 - 13 
Aldo Sisillo - flauto in 12 


Qualche tempo fa l'amico Marco Osel ci aveva inviato i file di questo ottimo album live. Così ho scelto di postarlo in accoppiata con il vecchio lavoro del 1972, uno "Yesterday & Today" a tutti gli effetti. Il CD racchiude un concerto registrato al Teatro Comunale di Modena nel 2007 e vede la presenza di due ospiti d'eccezione, Fabio Treves e il maestro Aldo Sisillo.

Shel Shapiro, sempre imponente con i suoi lunghi capelli argentati legati a coda di cavallo e l'orecchino da pirata, ripercorre in chiave acustica un tratto della storia musicale a lui più vicina, tra vecchi brani dei Rokes completamente riarrangiati e alcune cover di autori che ha particolarmente amato, dai Beatles ai R.E.M., alternando brani in italiano con altri cantati in lingua inglese. Si percepisce il clima della festa, più che quello di un concerto live "rigoroso", con Shel circondato da amici musicisti che intrattiene il pubblico in una sorta di abbraccio virtuale, a sottolineare questo suo ritorno. L'equilibrio tra passato e presente è palpabile e il disco segue un percorso musicale di alto livello ben lungi dal ricadere in un banale revival.

Il CD era stato messo in vendita 11 anni fa assieme al libro “Storie sogni e rock ‘n roll” di Edmondo Berselli (edizioni Promomusic). Ringrazio ancora una volta l'amico Marco Osel per il cadeau e vi lascio con il consueto buon ascolto



Post by George - Music by George & Osel